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Il matrimonio è un’inutile formalità burocratica.
Non è naturale andare d’accordo per tutta la vita.

Nemmeno gli animali stanno insieme tutta la vita.

A parte le papere.
Ma chissene frega delle papere.

Le persone crescono e cambiano continuamente.
Le possibilità che tu riesca ad andare di pari passo con la tua anima gemella sono troppo poche.

[Luke Danes da Gilmore Girls]

Zen

[...] Lo spirito Zen ha finito col significare non soltanto la pace e la comprensione, ma la devozione all’arte e al lavoro, il ricco dispiegarsi dell’appagamento che apre la porta all’intuito, l’espressione della bellezza innata, il fascino inafferrabile dell’incompletezza.

Lo Zen ha molti significati, nessuno del tutto definibile.
Se sono definiti, non sono Zen.

E’ stato detto che se si ha lo Zen nella propria vita, non si ha più nessuna paura, nessun dubbio, nessun desiderio superfluo, nessuna emozione estrema. Non si è turbati da atteggiamenti ingenerosi né da azioni egoistiche […] osservando la propria fine come un petalo che cada da un fiore. Sereni, si gode la vita in beata tranquillità

[dalla prefazione di 101 Storie Zen edizione Adelphi]

Volo di falena.

Mi sento un’orrida falena appesa al muro instabile delle proprie illusioni.
Immobile osservo incantata una luce calda che non mi appartiene.

Dopo essermi inflitta una massiccia dose di cibo,
è questa l’immagine in cui, nel dormiveglia iniziano a plasmarsi i miei sogni..

..al mio risveglio è già un haiku.

“Lampo improvviso. Muore la falena in un fremito d’ali.”

Con la luce del mattino quei versi tristi e luminosi scivolano via dalle mie palpebre..
Li raccolgo con la punta di una matita prima che evaporino al sole di primavera.

..tutto intorno i rumori del mondo si raccolgono nella mia testa ed esplodono con gran fragore. Estraggo a sorte un paio di jeans ed una maglietta dall’armadio, raccolgo velocemente i capelli in un fermaglio ed esco. Il sole immerge l’intero quartiere in un’atmosfera pulita ed accogliente ..ed io sono decisa ad utilizzare questa giornata al meglio delle mie possibilità per non permetterle di svuotarsi di ogni significato svuotando un po’ anche me.

La luce mi trafigge gli occhi, il mal di testa mi perfora le tempie.
Lo sento pulsare fin nel cervello.
Esco stordita e digiuna, ancora confusa nelle sensazioni come nelle intenzioni.

Nella borsa vestiti nuovi ed alcune commissioni depennate dall’eterno post-it delle faccende da sbrigare, ma nelle buste che mi ingombrano il passo, fra i jeans e le paillettes non c’è nascosto alcun sorriso.

Di ritorno dal centro commerciale, scelgo di fare una sosta in pizzeria con la ferma intenzione di farmi del male. Torno a casa con il cartone della pizza e la busta con i fritti sottobraccio, quasi fosse l’ennesima cosa da portare a termine, un’altra faccenda da sbrigare in fretta e depennare dal post-it.

Ed è con questo spirito che procedo nel mio proposito: mangio senza alcun gusto di mangiare, non per riempire un vuoto, né per placare alcuna ansia ..solo per riuscire a riempirmi fino a star male.Desidero trasferire al corpo questo peso che mi grava sull’anima

..forse così l’anima potrà tornare a respirare.

Quando mi fermo il mio stomaco è gonfio di pietre come quello del lupo di qualche antica favola.Ne sento distintamente il peso. Mi gravano addosso come l’anima sul cuore. Sono pesante e densa, come un buco nero.
Un insieme di oscure energie che collassano in un vortice negativo.

Mi rifugio nel morbido abbraccio del mio piumone, il viso affondato nel cuscino imbottito. Prima di chiudere gli occhi dirigo lo sguardo verso la finestra.

Un unico raggio di sole mi bacia la fronte ed il braccio disteso sul copriletto rosa, colorando ogni cosa di un oro acceso. Mi piace pensare che quel raggio sia lì proprio per me ..e mi addormento in un sorriso, affidandomi a quella luce per lenire i dolorosi pensieri delle ultime ore.

Ma le pietre nello stomaco continuano a pesare ed a far male.. e mentre perdo lentamente conoscenza, ho l’impressione di affogare in un mare dorato all’alba, abbracciata ad un macigno.

..e le ore scivolano veloci ed anestetizzate.

Nella pace costruita di questo stanco pomeriggio, qualche pensiero sfugge al mio severo controllo e mi precipita in un abisso freddo e buio. Con difficoltà recupero il controllo della situazione annegando ogni emozione nel mare silenzioso della mia solitudine. Già da ieri sera coltivo questo prezioso oblìo evitando ogni possibile contatto, ma il numero di persone assetate di spiegazioni cresce esponenzialmente con il mio mutismo..e non mi sarà concesso di resistere a lungo a galleggiare in questo freddo vuoto.

Afferro il cartone della pizza ed i fritti rimasti per continuare la mia caparbia discesa verso il fondo. Addento un pezzo di pizza, finisco la Coca Cola con un unico, soffocante sorso mentre con l’altra mano soppeso i fritti ancora freddi di frigorifero.. poi mi fermo.

Sono esausta.

Ormai troppo stanca anche per farmi del male come si deve, vado in terrazza a stendere i miei bianchi keikogi. Per le scale c’è un consolante odore di uvafragola. Fuori una notte calda di primavera inoltrata.
Mi accompagnano con ricordi sgranati della mia infanzia pastenese.

Questa notte la mia falena torna in vita ..per morire ancora.
Mi addormento con la boccetta aperta del profumo al tè verde stretta al petto

..per sognare caldi abbracci che non desidero più.