[...] Lo spirito Zen ha finito col significare non soltanto la pace e la comprensione, ma la devozione all’arte e al lavoro, il ricco dispiegarsi dell’appagamento che apre la porta all’intuito, l’espressione della bellezza innata, il fascino inafferrabile dell’incompletezza.
Lo Zen ha molti significati, nessuno del tutto definibile.
Se sono definiti, non sono Zen.E’ stato detto che se si ha lo Zen nella propria vita, non si ha più nessuna paura, nessun dubbio, nessun desiderio superfluo, nessuna emozione estrema. Non si è turbati da atteggiamenti ingenerosi né da azioni egoistiche […] osservando la propria fine come un petalo che cada da un fiore. Sereni, si gode la vita in beata tranquillità
[dalla prefazione di 101 Storie Zen edizione Adelphi]